Liberazione? Ne servirebbe un’altra: dentro di noi, tra di noi

Contro la Guerra subdola_Liberazione

È dura, parlare in modo sintetico quando tutt’intorno, per un giorno – oggi, 70 anni dalla Liberazione – i mille proclami della retorica inondano giornali, radio, TV, parlando di un evento della Storia («perché è la gente, che fa la Storia», diceva un tale che tutti conosciamo…). Eppure, voglio parlare, sento che devo parlare e provare, perlomeno, a dare una mia piccola opinione. Retorica, certo (tutte le opinioni lo sono). Scevra, però, da ogni afflato retorico e perbenista.

Non sono qui a cantare “Bella ciao!”, per quanto quella canzone abbia scandito una parte della mia giovinezza; non sono qui con la bandiera rossa in mano perché da tempo ho abbandonato quell’ideologia – anzi, forse non l’ho mai fatta mia; non sono qui a deporre una corona d’alloro all’Altare della Patria o a fare il solito, sagace, Featured imagescattante, sguisciante tweet per rispondere alla moda del momento. Ma sono qui perché qualche vile ha preferito restarsene a casa, con la scusa – inventata per coprire le sue paure – che «tanto è una festa di sinistra, e a me i comunisti fanno schifo».

Sono qui, a pensare che la storia – se serve a qualcosa conoscerla – serve affinché ritorni sulle strade il senso di quel che è stato, del perché e contro chi si è agito, e in nome di quale ideale. Specie per questa storia, quella che culmina nella parola, bellissima ma sofferta, Liberazione.

Featured imageAffinché la storia non diventi una pantomima museale e impolverata, bisogna ripensare, interpretare quel che è accaduto. È il primo passo per far proprio tutta l’eredità che ci è stata concessa. E allora, ecco.

La Storia ha parlato. Ci sono stati dei vincitori e dei vinti, bene. Alcuni hanno approfittato della fine della guerra per compiere, in nome della Resistenza partigiana, le proprie vendette personali, bene anche qui (bene, insomma: si fa per dire).

Eppure, i vigliacchi ci sono stati, da una parte e dall’altra: repubblichini e per la Repubblica, neri (di prima mano) e rossi (di seconda).Featured image

Ma ci sono stati anche uomini veri, da una parte e dall’altra, che pur nel nome dell’ideologia sbagliata, hanno vissuto e combattuto perché credevano in alti valori. La maggior parte, lo ha detto la Storia, stavano nei GAP, fondarono il CLN, divennero pure Padri Costituenti. Contribuirono, con la solita affarista mano dello “Zio Sam” (tocca dirlo, senza badare a sentimentalismi), a riportare in Italia una cosa che per vent’anni non era più esistita: la libertà di fare e agire, di vivere senza paura del manganello e dell’odio di ricino. Featured imageE fu colpa di un uomo e del suo regime: vile e canaglia come tutti i regimi del mondo, siano stati essi comunisti, populisti, marxisti; oppure nazifascisti, bianchi, lealisti.

La guerra fa schifo, da qualunque parte si combatta, anche se la si fa per dei grandi ideali; eppure, è solo nella guerra che si vedono i veri uomini.

Oggi, che non c’è guerra sulle nostre teste, ma ce n’è un’altra – più subdola – nelle nostre strade, tra i nostri banchi di scuola, nei negozi e nelle piazze, dovremmo tutti seriamente tornare a combattere, con coraggio e dedizione, e senza armi (ricordatevelo, senza armi!) ma con tanta tantissima intelligenza e con spirito ideale, la battaglia più grande che ci sia: quella per riconquistare i valori della Memoria e della Libertà che Featured imageun Sistema coercitivo e ingiusto ha calpestato e asfaltato. Ieri c’era Mussolini, qui da noi; poi ne sono arrivati altri, più viscidi, più imbellettati, più rassicuranti. E ci siamo ugualmente ricascati.

La Storia non è cambiata. La Storia pretende un nuovo (ri)scatto verso un’altra, salutare, effettiva Liberazione!

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