Qual-Cosa è rinato in Ciociaria: lo Schioppo e l’entusiasmo di chi vuole vivere qui

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Ieri sera sono stato alla Cascata dello Schioppo, un muraglione sul Cosa (ri)scoperto da qualche anno sotto Frosinone. Un luogo strappato all’incuria e al cosiddetto progresso – quello portato da cemento e asfalto – che è tornato a vivere grazie al coraggio di alcuni Featured imagecittadini.

Un coraggio, si badi bene, che è visionario. Come un grande calciatore, «che vede praterie laddove gli altri vedono solo buchi», questi cittadini – membri di varie associazioni locali, in particolare Zerotremilacento e Frosinone Bella e Brutta, che ho avuto il piacere di conoscere di persona – hanno avuto la visionarietà di vedere in un greto di fiume una risorsa al posto di una pattumiera, un’isola di riscatto invece di una foresta incolta di ortiche e immondizia.

La manifestazione di ieri “Da Cosa nasce Cosa: riti e miti dell’acqua” giunge a coronamento di questo percorso di (ri)scoperta del territorio attivato da qualche anno grazie all’intraprendenza e alla testardaggine positiva di un gruppo di persone che, stanche della miopia della politica e dell’immobilismo delle istituzioni, ha deciso di ricavarsi nella sua terra, sulla pFeatured imageropria terra, uno spazio di condivisione, un luogo dove poter tornare a socializzare e a vivere in armonia con le proprie radici.

Meta negli ultimi mesi di un pellegrinaggio via via sempre meno timido, lo Schioppo è diventato luogo d’incontro di artisti, intellettuali e “operai della natura” che, in un sapiente binomio di arte e tecnica, hanno deciso di mettersi in gioco per ridare al fiume uno sguardo e un valore ormai dimenticato dalla società scialacquatrice dei nostri tempi.

Featured imageLa riscoperta del fiume è avvenuta sotto tutti i punti di vista: si sono raccolti dati sullo stato fisico, chimico e biologico del fiume; si è lavorato per ricostruire la storia antica e dei suoi miti, e anche quella recente con i suoi miti ancora vivi nella memoria delle persone. Insomma, ci si è messi in gioco per ritrasformare il Cosa in funzione di quello che è: un Bene Comune da difendere e conservare, ricordando il passato, per il presente e anche in futuro.

Qual-Cosa dunque è rinato, in Ciociaria: l’evento di ieri – il primo che ha aperto in notturna al pubblico la vista del fiume sotto viale Roma – non è che il culmine di un’esperienza collettiva che sta facendo rinascere pezzi sempre più ampi di un fiume che negli ultimi decenni era stato ridotto a cloaca, discarica a cielo aperto del capoluogo ciociaro e dei comuni limitrofi. Lo guardavo anch’io, con un po’ di malinconia e rabbia, quando da piccolo passavo sul ponte vicino all’ex ospedale e vedevo quel serpentello d’acqua, rinsecchito, immiserito dall’imbecillità umana che lo aveva lasciato sommerso dalla vegetazione.

Featured imageErano anni che a Frosinone si parlava di un parco sul Cosa: i tanti benpensanti storcevano la bocca, i rassegnati dicevano «non si farà mai, è troppo dura», e nel frattempo un torrente in piena nei cuori di qualche visionario colpiva, colpiva, silenziosamente sgretolava il Moloch della burocrazia, delle autorizzazioni, della politica assente, del vuoto cognitivo di una terra bella e troppo spesso sopita.

Ebbene, dopo anni di lotte portate avanti con testardaggine, il Cosa pian piano sta tornando a vivere. E non solo a Frosinone.

Qualche settimana fa siamo stati alla sorgente di Guarcino, poi scendendo il corso abbiamo trovato, in mezzo alle campagne di Alatri e dopo un’esplorazione lunghissima, l’agognato Ponte Romano in zona Basciano Featured imagedove qualche tempo fa le associazioni frusinati – in collaborazione con alcune scuole della provincia – hanno organizzato un’altra bella giornata all’insegna del fiume.

Certo, nel fiume giaceva ancora della schiuma non provocata da mulinelli, ma il posto è incantevole e vale una visita. È probabile che presto al Ponte Romano torneranno anche gli uomini e le donne che stanno animando questa operazione di recupero e salvataggio del fiume.

Perché di salvataggio, si tratta: un salvataggio che, partito dalle sorgenti e dalle campagne di Alatri, si è snodato per tutti i quasi 30 km di fiume fino all’immissione nel Sacco, in zona Pantano a Ceccano. Featured imageAnche qui, in un’area ribattezzata CoSAcco associazioni e scuole hanno fatto rivivere qualche settimana un altro pezzo di fiume, gli hanno dato un valore nuovo coinvolgendo appunto le giovani generazioni, che sono i più immediati depositari del futuro immediato e remoto di questa nostra terra.

Insomma, la rinascita del Cosa è stata ed è una bellissima iniezione di fiducia, che Zerotremilacento, Frosinone Bella e Brutta e tutti gli altri cittadini attivi di Frosinone e dintorni alimentano da anni e che sono pronti ad alimentare ancora per tanto. Nell’attesa che anche chi sta seduto in poltrona (politica, s’intende) decida di dare una mano e contribuire.Featured image

Di certo, lo Schioppo con la sua passerella, le trombe dell’acqua, il profumo delle erbe e il rumore delle cascatelle del muraglione è un posto d’arrivo e insieme un luogo da cui ripartire. Un’«isola res publica», come l’hanno ribattezzato gli organizzatori, in cui sperimentare un nuovo governo del territorio e un rinnovato amore per la natura che ci circonda. Un esempio, da tenere a mente dappertutto.

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