I giorni dopo le elezioni: per cosa stiamo esultando?

I giorni dopo le elezioni c’è sempre un’aria frizzante: un’aria fatta di entusiasmo, piena di «io lo sapevo», di «daje!», di «bene, l’aria sta cambiando». Da un po’ di tempo, nei giorni dopo le elezioni spunta irriverente e smargiassato qualche «ciaone»: dobbiamo ancora capirne l’etimologia, ma tant’è.

Freniamo un attimo: il tempo delle analisi post-scrutinio è finito. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: teniamo da parte ora le chiacchiere politologiche, i calcoli elettoralistici, chi ha aiutato chi, il centrodestra che impacchetta il PD e lo manda al macero (al macello – lo si spera, ora che venerdì c’è la Direzionale nazionale di partito: e si sa già che ci saranno legnate), il M5S che trionfa in due città tanto diverse quanto simili nell’essere metropoli.

Roma e Torino, la capitale attuale e quella di un tempo, nelle mani degli alieni pentastellati. Anzi, di due aliene, visto che i nuovi sindaci sono due donne, Raggi e Appendino, che spodestano ancora una volta il pregiudizio maschilista. Wow, una bomba! Esplosa, deflagrata in un’Italia che sembra davvero stanca della vecchia politica e che alle urne l’ha ribadito, votando di pancia e forse – in fondo, ma molto in fondo, e una volta tanto – col cuore.

Da un elettore non piddino non c’è che dire: c’è di che gongolare, di che esultare. Finalmente si cominciano a sentire i dolci scricchiolii che anticipano la caduta.

Quella del Moloch plasmato a immagine e somiglianza dell’Uomo solo al Comando, una figura mitica che nell’immaginario storico di questa Penisola non è mai scomparso: da Predappio ad Arcore, passando per l’omino di Hammamet.

Del capobastone che tanto piace alla massa italiana (“popolo”, nella sua accezione tedesca di Volk, ha un significato più nobile), che prima lo vota, lo celebra, lo osanna ma poi reagisce davanti all’ennesima fregatura appuntandosi la matita sul petto e ricordandosi di avere ancora uno straccio di potere decisionale.

Gli scricchiolii si sentono, eccome. Oppure… oppure è solo un’illusione? Oppure ci sarà solamente un serrare i ranghi, l’ulteriore chiusura a riccio del Sistema che governa il Paese e che vuole continuare a farlo vendendo al Diavolo la propria anima?

Sento in queste ore tanti della nostra categoria, quella degli insegnanti, che esultano alla grande, che pubblicano sulle loro pagine e sui loro account stati di giubilo, attese sulla prossima caduta del governo, immagini – ovviamente fotomontate – del nostro esimio esilarante premier con le valigie in mano, con una bici più alta come a dire “ora pedala, Matteo!”, minacce fino all’ultimo no per il prossimo referendum costituzionale di ottobre.

Bene, benissimo, tutto condivisibile, ci manca altro. Eppure ho una sensazione: che quello che stiamo ammirando in queste ore non sia altro che una vittoria di Pirro, l’entusiasmo per un successo ottenuto da altri; la felicità di chi, non invitato a una festa, resta comunque contento a festeggiare fuori dalla finestra guardando la festa che si svolge dentro e gode fra sé e sé e insieme agli altri non-invitati, tanti piccoli voyeur dell’anima e della politica.

È talmente tanta l’ansia di rivincita, nei confronti della classe politica che ha elaborato e firmato quella grande porcata chiamata Buona Sòla, che a noi ci va bene tutto. Anche godere delle sconfitte elettorali altrui. Sconfitte che magari, fra una settimana, un mese, un anno, non avranno cambiato gli scenari di questo Paese.

Un Paese che resta sempre e comunque abbarbicato intorno ai soliti problemi: il clientelismo, il voto di scambio, le logiche da sotterfugio, i trucchi da azzeccagarbugli, i ricorsi (ché tanto prima o poi in Italia col ricorso vinci sempre, tranne se appartieni a una determinata categoria di insegnanti abilitati dallo stesso Stato italiano…) e la santa, veneranda, onnipresente corruzione.

Proprio per tutti questi motivi siamo un Paese in perenne campagna elettorale: ci piacciono troppo, ci divertiamo troppo per settimane e mesi, quando arriva una tornata di elezioni e tutto sembra fermarsi. La realtà non esiste nemmeno più, imbrattata da tutto il teatrino che ogni volta si apre facendoci salire sulla giostra e offrendoci l’immeritata pacchia dalla nostra vita quotidiana, intrisa dal fango melenso e molesto della palude della corruzione, dello sperpero, del rassegnato disincanto.

Il difficile viene dopo, quando tutto quell’entusiasmo si spegne, per le strade restano montagne di carta straccia fatta di manifesti e programmi che il vento appallottola e si smarrisce pure la lucidità illusoria che prima c’aveva pervaso mentre giravamo sulla giostra.

Ora dunque tutti a brindare alla vittoria di Pirro – e alla sconfitta di Lapo Salterello e della sua banda di accoliti. E domani: che succederà domani?

Forse non va bene neppure la lotta, visto che noi insegnanti ci sentiamo tanto soli, a lottare contro il Sistema privi di quasi tutte le difese sindacali e di una vera “coscienza di classe” – non nel senso marxista, ma in quello antropologico.

Abbiamo barattato la nostra libertà per qualsiasi cosa pur di prenderci il posto fisso, ottenere il trasferimento dietro casa taroccando pure sulla 104 e arrovellandoci per un’elemosina chiamata 500 euro. Anime nere vendute al diavolo: come quelle del Sistema, come dentro un Sistema più grande contro cui è pure inutile lottare.

La strada per il cambiamento è dura: passa per qualcosa chiamato Coscienza. Ce l’abbiamo tutti pulita, questa Coscienza, sia chiaro. Eppure a forza di nuotare nel fango ce la siamo sporcata tutti un po’. Perciò c’è poco da festeggiare. E tanto, tanto, tanto da cambiare.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...