Delitto e castigo: shampoo di fiume e lo sporco ricatto

O lettore di Ceccano, quando passi sul Ponte fermati un attimo a pensare e affacciati: quante volte, la mia e la tua generazione si sono svegliate la mattina e andando a scuola o a lavoro, affacciandosi dalle parti del saponificio, si sono accorte che lì sotto, in quelle acque mefitiche c’era qualcosa che non andava: un’esalazione, un gorgo muto, qualche decina di pesci morti e leggende metropolitane sulla fauna ittica geneticamente modificata?

Il Sacco: un po’ Loch Ness, un po’ Rocky
Il Sacco è sempre stato, per quelli della mia età, una specie di Loch Ness sfortunata e inquietante: una cloaca di idrocarburi e pesticidi, diserbanti e insetticidi, e fanghi e fanghi chissà quanto nocivi sganciati da qualche parte, a monte del suo corso. Ormai, quelle foto del Sacco di una volta, con le lavandaie e i ragazzetti pescatori, sono roba da preistoria: ora che le guardo impallidisco per i brividi e davvero mi chiedo cos’è che non è andato, in questi anni. e cosa c’è, che non va, in questo fiume-pugile. Cosa c’abbia, questo “Rocky Tolerus” che scorre sinuoso, prende il peggio degli scarichi industriali e crolla di nuovo e che, non appena si aggrappa alle corde per rimettersi in piedi, si becca un’altra volta un cazzotto nello stomaco e un uppercut che lo rimandano giù, nell’inferno dei suoi veleni, nel ventre silenzioso di un inferno da cui voleva scappare per sempre.

Di stornelli giustizialisti se ne stanno sentendo tanti, in queste ore; l’indignazione da tastiera, poi, è forte, portata dall’emozione e da una carica di aggressività che sa di esasperazione. Ormai legittima. C’è da sperare però che la mobilitazione di queste ore non vada scemando come già avvenuto quest’estate, quando gli odori nauseabondi del depuratore di Colle San Paolo avevano allertato mezza cittadinanza. Mi viene solo da riflettere su una cosa: al di là dei rilievi scientifici che in queste ore Arpa e Guardia Costiera stanno predisponendo, al di là dei sequestri di ex siti industriali dismessi, mi viene da scomodare proprio lui, Pier Paolo Pasolini, e il suo «io so ma non ho le prove».

Io so, ma non ho le prove
Perché tale è la situazione in cui ci troviamo: i soliti ignoti continuano a colpire e le istituzioni, come segugi che brancolano nel buio, non riescono a trovare nessun osso da riportare alla padrona-Giustizia. Io so, noi tutti, sappiamo chi è: sappiamo chi ha portato il beta hch, il cianuro e tutte le altre ricchezze al contrario vomitate dal fiume in questi decenni; sappiamo anche chi ha scaricato la marea bianca degli ultimi, piovosi fine settimana. Lo sappiamo, ma non abbiamo le prove.

Viene un’amarezza incredibile, a pensare a questo fiume che ha dovuto subire una botta di shampoo data da altri (e qui Gaber sarebbe venuto in soccorso con la sua ironia mordace). E, sia chiaro eh, nessun j’accuse. Però non c’è bisogno di andare troppo in là con la fantasia o con la geografia. D’accordo che storicamente l’inquinamento da noi ce l’ha portato Colleferro con quel suo bel distretto dei veleni (Snia, Bpd ecc.), però anche dalle nostre parti non ci siamo fatti mancare nulla.

Basta prendere infatti una carta qualsiasi della Ciociaria e indicare una striscia: quella che dall’area industriale di Frosinone sale verso Morolo e Ferentino e si spinge fino ad Anagni. Costeggia, e a volte s’insinua, fra due direttrici: il Fiume di qua, l’Autostrada di là. In questa striscia ci sono per la maggior parte (ma non solo) fabbriche che appartengono a un settore: quello chimico-farmaceutico. C’è bisogno d’altro?

Ah sì: quelle aziende tengono in scacco tutto il territorio, dal momento che sono le poche ancora in piedi qui e che garantiscono centinaia e centinaia di posti di lavoro. Risultato? Il ricatto sporco. Le aziende che ogni tanto sversano tonnellate di rifiuti dentro il fiume e i suoi affluenti sembrano dirci proprio questo: avete voluto il lavoro? bene, noi ve lo diamo; però in cambio ci perdonerete se ogni tanto vi scarichiamo in faccia (e sotto il naso) un po’ di robaccia… tanto, che ve frega? noi facciamo profitti, voi vi guadagnate lo stipendio e chi non mòre se rivede… Forse: se non crepa prima, di qualche forma tumorale che ormai abbiamo drammaticamente imparato a conoscere e che costella il quotidiano di tutti i nostri comuni, nel raggio di 15-20 km dalle rive del Sacco.

Delitto e castigo. Il danno, e la beffa. Ecco, quindi: io so/ noi sappiamo, ma di quest’avvelenamento consapevole metodico cercato scientifico e micidiale non abbiamo le prove. Ben vengano gli interventi del sindaco, della Provincia, della Polizia Provinciale, quand’anche del Ministero dell’Ambiente. Aspettiamo che si sblocchi, una volta per tutte, l’accordo di programma per la bonifica delle 8 aree del Sin. Bonifica… un mezzo che potrebbe attrarre interesse, creare nuovi posti lavoro, e soprattutto dare benefici a medio e lungo termine.

Bonifica… Chissà se il Sacco sarà d’accordo. A noi cittadini non resta che fare clamore, attivare la risonanza mediatica e parlarne. Sapendo che le parole se le porta via il vento. Come la schiuma su un fiume in una piovosa notte d’autunno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...