Sea Watch: chi urla a sinistra non è senza peccato

L’arrivo della Sea Watch 3 ha scatenato uno spettacolo indecoroso. La pseudo-opinione pubblica italiana – capitanata dai cosiddetti rappresentanti politici, tanto attiva sui social quanto esistente a tratti nella quotidianità civica, si è letteralmente spaccata in due tronconi. E visto che in Italia si continua ancora a ragionare con le vecchie ideologie politiche destra vs. sinistra, sarà forse il caso di mascherarne le colpe.

IDEALI A CHI? Innanzitutto ci sono i disobbedienti a spada tratta, quelli che “se c’è una legge disumana, quella legge va trasgredita e bypassata”, quei figli o appartenenti a quella stessa sinistra che cerca di arginare la violenza semantica penta-leghista rincorrendo i simulacri e gli ideali dell’umanità quando per anni, con governi a guida PD, ha avallato il disastro di un’immigrazione incontrollata e malissimo gestita.

L’INCLUSIONE FALLITA E LA COMPLICITÀ POLITICA. Le responsabilità della sinistra italiana sono innegabili: nonostante i numeri sui clandestini siano meno infausti di quel che si pensa (qui una rapida stima, per chi vorrà avventurarsi fra i numeri: http://www.integrazionemigranti.gov.it/Attualita/Notizie/Pagine/Noi-Italia-2019,-i-numeri-Istat-immigrazione.aspx) la percezione del problema è carica di segnali negativi, con gli italiani sempre più spaventati dalle notizie che riguardano violenze, stupri e furti da parte degli extracomunitari (alimentati da una cultura mediatica votata alla diffusione del terrore). Gli schieramenti cosiddetti democratici e riformisti niente hanno fatto per arginare il problema, anzi: in taluni casi con l’immigrazione irregolare ci si sono arricchiti, grazie anche all’aiuto dei faccendieri di partito (Mafia Capitale è un caso troppo macroscopico per non pensarci) e alla galassia di centri d’accoglienza e relativo indotto di mense, assistenza medica, corsi linguistici ecc. Trasportando anche sul suolo italiano, dunque, il business lanciato dagli orribili trafficanti del mare che dall’Africa equatoriale alle coste della Libia gestiscono un giro d’affari di migliaia d’euro. Creando anche i famigerati lager che il decreto Minniti-Orlando 13/2017 ha autorizzato a costruire dall’altra parte del mare.

ARIDATEJE ‘NA BANDIERA. Da anni, già da prima dell’avvento dell’ologramma renziano, la sinistra va alla ricerca di una Figura, un Modello, una nuova Bandiera. E solitamente, qu ndo un gruppo politico va alla ricerca di un capo, lo fa per ritrovare o conquistare un’unità perduta o mai avuta. Dalla morte di Berlinguer probabilmente va così. Anche perché da quel 1984 il mondo si è evoluto un po’: in una modernità verticistica in cui  gli organi collegiali e le comunità condividono sempre meno scelte e decisioni e le virtù dei leaders dominano a ogni livello, bisogna pur aggiornarsi. Solo per rimanere agli ultimi mesi, ironicamente ma non troppo, nelle nominations estemporanee del dibattito pubblico, hanno assurto al ruolo di neo-vate sinistroide vari personaggi: dall’antimussoliniano Jim Carrey a Mimmo Lucano, santificato come paladino dell’integrazione che funziona, fino a Simone il ragazzo di Torre Maura del “nonmestabbenecheno” dichiarato in faccia ai fascisti; dall’antisalviniana Pamela Anderson fino alla nuova campionessa dell’umanità Carola Rackete.

VERGINI DI VOTI SU NAVE CHE AFFONDA. Questo uso strumentale del personaggio del momento dà ancora più la cifra del decadimento effettivo della politica italiana di sinistra: la capitana tedesca viene tirata per la giacchetta dagli anti-governativi ansiosi di rifarsi una verginità politica e una credibilità elettorale. Aiutati, per di più, da un Vaticano che sempre più prende le distanze dai suoi fedeli, cattolici col rosario in mano ma misericordiosi solo a casa propria. Ma quand’è che la sinistra si renderà conto dell’errore? Anche così consegna più voti nelle mani del cosiddetto “capitano del popolo” italiano, che apparirà sì rozzo ma che ha saccheggiato preferenze anche in province e regioni solitamente a vocazione democratica? Finché la sinistra non si spoglierà della sua arietta radical-chic, saranno tempi duri per lei e per chi ha creduto a quegli ideali di umanità, che nell’epoca della post-globalizzazione e dell’imperante logica del profitto, vanno scomparendo.

[…]

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