Excuse me, do you Grexit? No, ci hanno chiuso fuori!

Non serve un economista per capire che la situazione greca è drammatica non solo lì, ma anche qui e nel resto del Continente.

Lì le banche saranno chiuse per 6 giorni, i prelievi dal bancomat sono ridotti a un massimo di 60 euro, i pensionati sprovvisti stanno rimanendo all’asciutto. Un Paese sull’orlo della bancarotta, come se fosse in stato di guerra. E tutto perché dall’Europa hanno chiuso i rubinetti: severa punizione.Featured image

Ora arriva il referendum del 5 luglio, che servirà al popolo ellenico per dire sì o no contro al piano di ulteriori tagli di spesa stabiliti dai creditori. Anche se la vittoria del no, buona per la democrazia, non servirà a scongiurare un nuovo rischio per la Grecia (alle prese con inefficienze della pubblica amministrazione, evasione incontrollata, mercato del lavoro immobile), la vittoria del sì sarebbe l’ulteriore schiaffo dato ai valori democratici sui quali l’Europa, almeno sulla carta si fonda; la vittoria del sì vorrebbe dire che anche la democrazia più antica del mondo è caduta definitivamente sotto i colpi mortali di un plotone d’esecuzione composto dai generali Finanza ed Economia.

Tsipras, se non altro, ha avuto il coraggio – o il calcolo? ma poco importa – di condividere la scelta col popolo greco, o meglio di rimettere al suo popolo una scelta di legittimità popolare sul da farsi, sul destino cui consegnare il proprio Paese che Featured imagecerto è finito nei pasticci anche per colpe proprie ma che si era comunque impegnato a rimodulare i suoi debiti davanti a Bruxelles e ai vari creditori: eurozona, BCE e Fondo Monetario Internazionale hanno sbarrato di nuovo la strada. Meglio tutto subito, a costo di una Grecia in bancarotta, piuttosto che una rimodulazione. Le banche, quando serve loro, battono cassa. Le banche, quando serve loro, non chiedono permesso. Le banche, Featured imagequando serve loro, preparano ombrelli.

Fino a questo punto siamo arrivati: con le grandi banche internazionali che governano la politica internazionale, che orientano le scelte dei governi, che piazzano loro uomini fidati nei ministeri, in Commissione Europea, al Fondo Monetario Internazionale, nella Banca Centrale Europea (e la tripletta di questi personaggi potrebbe allargarsi a una sparuta, inquietante moltitudine: un’oligarchia ristretta che domina il mondo molto più della politica).Featured image

Talmente invasivo è diventato il mondo dell’alta finanza, degli speculatori di borsa, dei tifosi di spread, bund e titoli di Stato, che ormai la stessa politica ne è schiava, talmente schiava da essere stata lobotomizzata, incapace ora di dire basta. La Grecia e Tsipras, dal canto loro, stanno provando a lottare: da mesi sono in corso a Bruxelles le trattative per chiedere una proroga. Ma l’Europa, questa storta ciabattata e scricchiolante Europa mai del tutto formata, ha troppo a cuore gli interessi dei grandi banchieri perFeatured image poter avere il cuore di accettare.

E lo fa misconoscendo, di nuovo, se stessa. In effetti l’Italia si è già prestata, da Monti in poi e con l’attuale governo Renzi – peggiore per tanti aspetti anche al peggiore governo berlusconiano, per la sua cocciuta arroganza – prestata a essere vittima consapevole e conscia dei propri rischi agli esperimenti e ai ricatti della Troika governata, manco a dirlo, dalla Germania “locomotiva d’Europa”.

La Germania, la nazione che come il resto d’Europa misconosce se stessa, le proprie radici di sofferenza, debiti cancellati e salvataggi. Pensiamo solo per un attimo agli accordi sul debito di Londra (1953): essi dimostrano che i Featured imagegoverni europei sanno come risolvere una crisi da debito coniugando giustizia e ripresa economica. Quando lo vogliono veramente. Il 27 febbraio 1953 fu siglato a Londra un accordo che cancellava la metà del debito della Germania (all’epoca la Germania Ovest). 15 miliardi su un totale di 30 miliardi di Deutschmarks, per di più dilazionato in 30 anni. In questo mondo la Germania poté evitare il default. L’altro 50% avrebbe dovuto essere rimborsato dopo l’eventuale riunificazione delle due Germanie, ma nel 1990 l’allora cancelliere Kohl si oppose alla rinegoziazione del debito, che avrebbe provocato un terzo default ai tedeschi. In quell’occasione Italia e Grecia acconsentirono a non esigere il dovuto.

Qui il link per un focus dettagliato:

http://keynesblog.com/2015/03/10/europa-cancellazione-debito-germania-grecia/

Italia e Grecia, ripagate oggi dalla Germania con una moneta uguale e contraria: «pay me, baby, and shut up!»Featured image

E i giornali qui da noi sono terrorizzati all’idea del default greco, che ormai è realtà: quali conseguenze per l’Italia – che è il terzo creditore degli ellenici, tra 40 e 65 mld di euro? Il potere, come al solito ah il potere, sta facendo passare la terribile sensazione che la bancarotta greca ci condurrà sul lastrico, ci saranno nuove tasse, aumenti sulla benzina e sul carovita ecc. Featured imageBene, ecco, a questo ci ha condotto la global-finanza: a odiarci l’un l’altro, a sperare che un Paese non cada non per spirito di solidarietà, ma perché se siamo suoi creditori dobbiamo esigerne la riscossione il prima possibile, prima che sia troppo tardi.

Dov’è finita la solidarietà mediterranea, la fratellanza mediterranea? La Grecia culla del mondo abbandonata a se stessa, mentre i nostri banchieri se la ridono e sgraffignano e vogliono far passare attraverso tv e giornali il messaggio che la Grecia non deve cadere, ma anzi deve pagare Featured imagetutti i suoi debiti. Quando capiremo che tutti questi giochetti servono solo a ridare fiato alle banche stroncate da una crisi economica che loro, solo loro, hanno provocato, e che comunque vada sempre le banche troveranno il modo per imporre ai governi nazionali il modo per spremerci ulteriormente per rimpinguare i loro affari?

Quello che si sta perpetrando contro la Grecia è un abominio, e per di più è un suicidio: per l’Italia e per l’Europa. Se però la Grecia deve morire, spolpata viva dagli interessi delle oligarchie finanziarie, auguriamoci almeno che lo faccia col referendum in pugno. Un ultimo, grande atto di democrazia da chi la democrazia l’ha inventata. E da chi ha iFeatured imagenventato la cultura e la civiltà per come le conosciamo oggi.

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